UN INVITO ALLA RISCOPERTA DELLA VILLA E DEL SUO PARCO,
INESTIMABILE PATRIMONIO DA SALVARE E RESTITUIRE ALLA CITTÀ
E A CHIUNQUE AMI L’ARTE E LA NATURA.

Di Parco e Villa Bolasco si è tornati a parlare con assidua attenzione da circa un anno.
Da troppo tempo erano diventati una sorta di Cenerentola cittadina.
Tuttavia, se è vero che i Principi arrivano solo nelle favole a risvegliare la bella addormentata, qui, nella realtà dinamica di una Regione, e più in generale di un paese, che ha il proprio petrolio naturale nell’ immenso retaggio storico, artistico, architettonico nonché paesaggistico che ne caratterizza ogni luogo, è compito di un’ amministrazione cittadina salvaguardare un bene che, isola elitaria forse nel passato, è in realtà ora, nel terzo millennio, patrimonio e ricchezza che va condivisa dai cittadini tutti.
I prossimi scenari socio economici delle nostre terre hanno già dato indicazioni nette.
La creazione di ricchezza dovrà forzatamente perseguire nuovi itinerari. Il Turismo è uno di questi, considerato anche che il Veneto, tra l’ altro, è la regione leader, a livello nazionale, per presenze turistiche.
Al borsino del turista di passo, che si vuole rendere stanziale per qualcosa di più che non sia una visita mordi e fuggi (magari attratto solo dal conoscere il nostro noto e immancabile Giorgione), Castelfranco può offrire anche molto altro.

Vi sono altre ricchezze sparse nel territorio circostante e lo stesso ambito cittadino può offrire l’ eccellenza medioevale delle mura (un tempo classica iconografia di quella che è ora considerata la Città di Giorgione), come la meno nota eccellenza di quell’ età tardo.romantica che si riassume negli inimitabili scorci della Villa e del Parco stesso.
Ecco allora che l’ Universo Bolasco è un mondo che va conosciuto, nei suoi mille aspetti, spesso unici.
La progettualità per il recupero dell’ intero compendio presenta difficoltà non da poco, cui si somma un momento congiunturale non certo facile. Tuttavia è proprio in situazioni come questa che la conoscenza diffusa può fare la differenza, offrire quella marcia in più a che le istituzioni diverse (Amministrazione, Università degli Studi di Padova, Regione, Ministero, Sopraintendenze) si ritrovino assieme per studiare possibili scenari di recupero e valorizzazione futura. In realtà non sono missioni impossibili.
Le potenzialità sono molte; le unicità che ne possono scaturire giustificano appieno lo sforzo di sondare tutte le possibili vie al che sia il Parco che la Villa ritornino all’ antico splendore, eccellenza condivisa per tutta la nostra comunità cittadina, ma pure anche

per tutti coloro che amano quanto di bello e di importante la storia della nostra terra può offrire a chi la voglia venire a conoscere e scoprire.
Il Convegno e La Mostra collegata rappresentano quindi l’occasione unica, forse irripetibile, per fare il punto sul passato, il presente e il desiderato futuro di Bolasco.
Un viaggio nella sua storia, che permetterà di fare molte scoperte anche a chi, da sempre, era sensibile al tema; una profonda ed ampia riflessione sul presente, misconosciuto ai più in molti aspetti di un degrado oramai inaccettabile; con una finestra su un futuro che, se non potrà essere domani, non vada neanche rinviato, tuttavia, per eccessive superficialità, pigrizia o ignoranza, a calende greche che, oltrepassate le colonne d’Ercole del non recupero, portino ad irreparabili scenari … piranesiani.

On. Dussin Luciano
Sindaco di Castelfranco Veneto

Dr. Giancarlo Saran
Assessore alla Cultura

“SE NON ORA …”

Forse solo in mongolfiera, grazie al suo modulabile ascendere e discendere, si può cogliere la straordinaria complessità e la romantica, decadente bellezza di quel che, riduttivamente, si denomina ‘Villa e Parco Revedin-Bolasco’.
Scrutando le foto aeree di ieri e di oggi, infatti, si immagina – e non di più e non altro – un organismo vivo, pur schiacciato nella monodimensione degli scatti fotografici. Scatti che narrano una storia, la storia del graduale divenire ‘cuore’ della città, di monumentale bellezza, della magnificente invenzione voluta

dal conte Francesco Revedin tra il 1852 e il 1869 e dagli eredi Rinaldi sino agli anni ’70 del XIX secolo.
Ai margini del centro storico, sino alla metà del secolo scorso, palazzo, scuderie, rusticali, specchi d’acqua, colline e macchie boscate, sono stati via via ‘abbracciati’ dagli insediamenti residenziali compresi tra Borgo Treviso e viale Italia e, a nord, dalle sempre più estese e, da qualche decennio, verticali strutture dell’ospedale cittadino. Una convivenza spesso discussa, figlia, da decenni, di uno sviluppo incessante.

Oggi villa e parco stanno dentro le fibre urbane di Castelfranco, malgrado tutto. Dentro, certo, ma come attori muti sulla scena, in attesa di un copione che restituisca loro la voce, per dire e, se necessario, urlare la ricchezza che nascondono dentro; attori muti in attesa, insomma, di tornare a vivere in pieno, e non solo, come da troppo tempo ormai, lì sospesi ad innescare sterile meraviglia o a suscitare dolenti e frustranti interrogativi su cosa, come e quando …

Giacinto Cecchetto

 

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